È il titolo di un’opera pubblicata nel 1767 dal medico e naturalista Giovanni Targioni Tozzetti in cui indica il consumo delle erbe selvatiche come modo utile ad alleviare le carestie.La riscoperta delle piante spontanee commestibili intreccia storia, botanica e gastronomia del nostro territorio. Queste verdure non solo sono più ricche di nutrienti rispetto a quelle coltivate, ma offrono anche il piacere primitivo della loro raccolta. Ogni specie possiede un sapore unico e distintivo, che la rende ideale per ricette tipiche, valorizzando così un patrimonio naturale spesso trascurato ma facilmente accessibile nei nostri spazi verdi.
La borsa del pastore si chiama così per i frutti a forma di cuore che porta lungo gli steli. Si può utilizzare in diversi modi ma è conosciuta in erboristica per la preparazione di tisane. I semi inumiditi producono una sostanza vischiosa in grado di catturare e uccidere piccoli insetti, perciò viene ritenuta protocarnivora.
Il piattello o costolina produce delle infiorescenze gialle che poi si trasformano in soffioni simili a quelli del dente di leone. Dal sapore amarognolo, rende meglio se preparato con semplicità, ad esempio saltato in padella con l'acciuga. H. radicata si distingue da H. glabra perché è una pianta perenne e ha radici più sviluppate.


Per il riconoscimento specifico su base morfologica sono state usate le chiavi dicotomiche botaniche.



Grazie alla pianista Eugenia Canale per l’aiuto nella ricerca e in cucina e all’artista Silvia Macchi per la creazione delle pagine “antiche” recanti i nomi scientifici in calligrafia.
